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Dove poté mai fuggire la donna di nome Wang, rea di adulterio, prima di venire assassinata dal marito? Sicuramente lungo strade infestate da briganti, battute da mercanti di tè, monaci taoisti, cantastorie itineranti. E sicuramente lontano dalla legislazione labirintica e spietata che, nella Cina del Seicento, stringeva la donna in una morsa – non diversamente dalle bende che fasciavano i piedi delle concubine. È in questo oscuro territorio, fra burocrazia e rituale, che Spence attira il lettore, e più precisamente nella contea di T'an-ch'eng, nel breve arco di tempo che va dal 1668 al 1672. Ripercorrendo vicende rimaste impigliate in opache compilazioni di storia locale o trattati destinati alla formazione dei burocrati, e servendosi del contrappunto di uno dei maggiori narratori del tempo, P'u Sung-ling, Spence resuscita miracolosamente una società devastata da cataclismi e carestie, in cui un sistema feudale fondato su un complesso apparato vessatorio deve ogni giorno far fronte a razzie e ribellioni. Tra ataviche querelles familiari e questioni d'onore risolte da una giurisprudenza di implacabile efferatezza, affiorano i ritratti di donne suicide o fuggitive, creature in eroica lotta contro un mondo maschile che le voleva muta merce di scambio, e di cui la donna Wang rappresenta l'esempio più alto e straziante. Ma in questo libro ritroviamo soprattutto l'arte mimetica di Spence, che, come già nel mirabile <i>Imperatore della Cina</i>, riesce a far risuonare nelle laconiche testimonianze abbandonate ai margini della storia ufficiale la voce densa e irriducibile della Storia stessa. <i>La morte della donna Wang</i> è apparso per la prima volta nel 1978.

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La morte della donna Wang, Jonathan D. Spence, Giovanni Ferrara degli Uberti

Langue
Année de publication
2002
Reliure
(souple)
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Titre
La morte della donna Wang
Langue
Italien
Éditeur
Adelphi
Publié
2002
Format
souple
Pages
235
ISBN10
8845916766
ISBN13
9788845916762
Séries
Mots clés
L'école, Asie, Chine
Description
Dove poté mai fuggire la donna di nome Wang, rea di adulterio, prima di venire assassinata dal marito? Sicuramente lungo strade infestate da briganti, battute da mercanti di tè, monaci taoisti, cantastorie itineranti. E sicuramente lontano dalla legislazione labirintica e spietata che, nella Cina del Seicento, stringeva la donna in una morsa – non diversamente dalle bende che fasciavano i piedi delle concubine. È in questo oscuro territorio, fra burocrazia e rituale, che Spence attira il lettore, e più precisamente nella contea di T'an-ch'eng, nel breve arco di tempo che va dal 1668 al 1672. Ripercorrendo vicende rimaste impigliate in opache compilazioni di storia locale o trattati destinati alla formazione dei burocrati, e servendosi del contrappunto di uno dei maggiori narratori del tempo, P'u Sung-ling, Spence resuscita miracolosamente una società devastata da cataclismi e carestie, in cui un sistema feudale fondato su un complesso apparato vessatorio deve ogni giorno far fronte a razzie e ribellioni. Tra ataviche querelles familiari e questioni d'onore risolte da una giurisprudenza di implacabile efferatezza, affiorano i ritratti di donne suicide o fuggitive, creature in eroica lotta contro un mondo maschile che le voleva muta merce di scambio, e di cui la donna Wang rappresenta l'esempio più alto e straziante. Ma in questo libro ritroviamo soprattutto l'arte mimetica di Spence, che, come già nel mirabile <i>Imperatore della Cina</i>, riesce a far risuonare nelle laconiche testimonianze abbandonate ai margini della storia ufficiale la voce densa e irriducibile della Storia stessa. <i>La morte della donna Wang</i> è apparso per la prima volta nel 1978.