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Piero Meldini

    1 janvier 1941
    L'avvocata delle vertigini
    L'antidoto della malinconia
    • L'antidoto della malinconia

      • 152pages
      • 6 heures de lecture

      Siamo alla fine del Seicento, secolo avventuroso e abbagliante, nonché intriso di umor nero - quella «malinconia» che nutre sia i geni sia i suicidi.Gioseffo, erudito eccentrico, persegue il fantasma di un’opera intitolata L’antidoto della malinconia e stila lunghe lettere a un cardinale (immagine di ogni potente) che dovrebbe benevolmente proteggerlo. La sua figlioccia, l’aristocratica Matilde, si incapriccia di un giovane sgradito alla sua famiglia e precipita nel mal d’amore. I destini di questi due malinconici sono intrecciati - e accomunati dall’indifferenza con cui il mondo li guarda, al pari dei potenti che «non vedono e non sentono». Intorno, una realtà fosca, intessuta di presagi. A Carnevale, in un tetro palazzo, ha luogo una compunta e grottesca seduta dell’Accademia dei Pennuti. Un mostro bicefalo viene esibito nella bottega di un barbiere. Un immane sciame di farfalle compare sulla facciata della cattedrale, lasciando dietro di sé una pozza di sangue.Con il suo tocco sicuro e preciso, Meldini è riuscito a fare della malinconia sostanza di romanzo. Ed è una specifica malinconia da «fine secolo». Che si tratti del Seicento o del nostro non fa grande differenza.

      L'antidoto della malinconia
      2,6
    • L'avvocata delle vertigini

      • 123pages
      • 5 heures de lecture

      La beata Isabetta era una fanciulla che «per la soe excessiva bellezza de corpo, de ogni laxivia foe piena, et in ogni vanità involta» (dice un'antica cronaca) prima che la sua vita giungesse a una misteriosa mutazione. Tentò di suicidarsi gettandosi da un campanile, ma venne trattenuta, e così salvata, da un accesso di vertigini. Da allora convertita, condusse vita pia, diventando la protettrice di coloro che di vertigini soffrono. Fra i quali andranno forse annoverati (ma si tratta di vertigini ammalianti) anche i lettori di questo noir apocalittico, i quali si sentiranno subito risucchiati all'interno di una vicenda serrata di crittografie e profezie, manoscritti tarlati e vendette, dubbi teologici e certezze criminali. La scansione narrativa è rapida e secca – il fondo un'«impalpabile polvere sospesa», che non è altro che il Male stesso, «spora errante». Due domande ci accompagnano sempre, insinuanti, infide: può una profezia diventare delitto? E può un delitto diventare profezia? Con questo breve romanzo, asciutto nella forma, inquietante nelle implicazioni, si delinea la fisionomia inconfondibile di uno scrittore.

      L'avvocata delle vertigini
      3,3