Jurij Družnikov Livres



Angeli sulla punta di uno spillo
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Mosca, fine degli anni ‘60. Makarcev, caporedattore della Pravda, crolla a terra, colpito da un infarto, a pochi passi dal palazzo del Comitato centrale del partito comunista, dove ha appena partecipato a una importante riunione. La debolezza del suo cuore è causata dal continuo stato d’ansia in cui egli ha vissuto fino ad allora, sempre attentissimo com’è a seguire fedelmente la linea del partito, a fare propaganda ortodossa, ad apparire un comunista senza macchia e senza ombre. Del resto ha le sue ragioni: cerca di sopravvivere e conservare il suo elevato stato sociale nel pieno della repressione reazionaria seguita al rovesciamento del troppo liberale Krushchev. E l’improvvisa, misteriosa comparsa sulla sua scrivania di un manoscritto clandestino - e sovversivo - è il colpo di grazia. Da dove viene? Chi l’ha visto, oltre a lui? E che fare, per evitare i guai e il discredito che esso potrebbe procurargli? Mentre Makartsev tenta di riprendersi dal suo attacco, il controllo del giornale, ora diretto dal suo sostituto, gli sfugge dalle mani. L’unico che può aiutarlo è il cinico Yakov Rappoport, un anziano ebreo veterano della seconda guerra mondiale e sopravvissuto a due internamenti in gulag, la mente di tutte le odiose campagne d’opinione del giornale, nonché di tutti i discorsi pubblici dei papaveri del regime. Mentre Rappoport tenta di salvare il suo direttore, accadono fatti inquietanti: un corrispondente viene arrestato con l’accusa di avere legami con il manoscritto; lo stesso figlio del caporedattore finisce nelle mani della polizia con l’accusa di aver guidato ubriaco, provocando un incidente mortale... La situazione precipita in un abisso sempre più profondo e allucinato di assurdità, fino all’incredibile epilogo. Come angeli sulla punta di uno spillo è una grande ricostruzione storica, un romanzo carico d’ironia, una grandiosa macchina narrativa che racconta la sopravvivenza quotidiana in un regime liberticida.
Là non è qua
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Trentatré storie che valgono ciascuna un romanzo. Là (in America) c'è chi, per farsi passare la sbornia, vorrebbe chiamare un medico ma si ritrova a subire gli ordini di un'inquietante segreteria telefonica; o chi, invitato a testare un software di ultimissima generazione, assiste al surreale stravolgimento di una celebre poesia di Puskin. Qua (in Russia) c'è chi non sopporta più i coinquilini dell'alloggio collettivo e cerca rifugio su un'isola deserta ma finisce in un kolchoz, c'è chi progetta in gran segreto il dispositivo per impedire a una cornacchia di imbrattare il monumento di Lenin o per rendere più agile il compagno Breznev. Inoltre c'è chi, dopo aver fatto di tutto per arrivare Là, una volta in America non sa neanche più perché ci è voluto andare e si ritrova piccolo, annoiato, "prigioniero" proprio come quando si trovava Qua. In ogni caso, sia negli Stati Uniti sia in Russia, passato e presente sono per il "dissidente" Druznikov fonte inesauribile di parodie, considerazioni tra il serio e il faceto, aneddoti, narrazioni sempre sarcastiche e pungenti, che in molti casi assumono carattere universale.