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Marisa Fenoglio

    Vivere altrove
    Il ritorno impossibile
    • 2012

      Il ritorno impossibile

      • 172pages
      • 7 heures de lecture

      Marisa Fenoglio, sorella di Beppe Fenoglio, torna sui temi dell’identità e dell’appartenenza già affrontati nei suoi precendenti libri Casa Fenoglio e Vivere altrove. Questa volta è una casa di vacanze costruita nelle natie Langhe il fulcro attorno al quale ruota il racconto dei tentativi di rimpatrio dell’autrice e della sua famiglia, intesi come possibilità di tornare a fare, sia pur saltuariamente, gli italiani. Sono speranze alimentate da un rinverdire di ricordi di giovinezza – la macelleria dei genitori a fianco del Duomo di Alba, la difficile via alla scrittura del fratello Beppe in una famiglia impreparata – ma che devono fare i conti con una vita quotidiana tedesca ricca di abitudini e di legami da lungo tempo acquisiti, e forte di un radicamento profondo dovuto a figli e nipoti che vivono in Germania. Con il dono di una rara lingua italiana nobile e tersa, Marisa Fenoglio immortala l’eterno andare e tornare di chi è espatriato, il conflitto, il confronto continuo di un’esistenza divisa tra due mondi, due lingue e due culture.

      Il ritorno impossibile
    • 1997

      Vivere altrove

      • 208pages
      • 8 heures de lecture

      «"Esistono esperienze, scrive Elias Canetti ne La lingua salvata, che traggono la loro forza dalla situazione di unicità e isolamento in cui vengono a compiersi". Questa esperienza io la feci a Niederhausen. Non era città, non era campagna, non era in una bella valle operosa: era l'ultimo fanalino del mondo». Stabilitasi in Germania alla fine degli anni Cinquanta, per seguire il marito, dirigente d'azienda, Marisa Fenoglio non conosce la disperazione degli emigranti del Sud, spinti dalla necessità del vivere a trovare lavoro al di là delle Alpi. La sua - così la definisce in Vivere altrove - è una emigrazione «privilegiata, facile». Ma non meno lacerante in questo racconto tra autobiografia e romanzo è il senso di sradicamento e la ricerca, mai appagata, dell'appartenenza. «Nessun emigrato conosce alla partenza la portata del suo passo. Il suo sarà un cammino solitario, incontrerà difficoltà che nessuno gli ha predetto, dolori e tristezze che pochi condivideranno. L'emigrazione gli mostrerà sempre la sua vera faccia e a ogni ritorno constaterà quanto poco sappiano coloro che restano di ciò che capita a coloro che sono partiti».

      Vivere altrove