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Gli Adelphi - 13: Il giorno del giudizio

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La migliore introduzione a Il giorno del giudizio è fornita dallo stesso autore, Salvatore Satta, che descrive una processione di uomini della sua gente, ognuno desideroso di deporre il fardello della propria vita. Le loro parole, cariche di preghiera e ira, si mescolano al vento, mentre l'autore, riflettendo sulle loro esistenze, si sente come un dio ridicolo che li ha convocati nel giorno del giudizio per liberarli dalla memoria. Questo libro è un'opera di ricordi, poiché quasi tutti i personaggi sono morti. Satta, che li ha conosciuti, li recupera dall'album di famiglia, ritratti di una piccola comunità di Nuoro, presentata con ironia attraverso una citazione dal De bello gallico di Giulio Cesare. I personaggi sfilano come figure di una processione dantesca, non solo per essere rivissuti, ma anche per essere giudicati. Tuttavia, il giudizio che Satta offre non è morale, ma quello di uno scrittore che, nonostante il pessimismo, trova nella scrittura il mezzo per liberare i suoi personaggi dalla dimenticanza. Li consegna ai lettori come membri di una famiglia, imperfetti ma amabili, raggiungendo un pubblico internazionale che risuona con la sua narrazione.

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Gli Adelphi - 13: Il giorno del giudizio, Salvatore Satta

Langue
Année de publication
1990,
État du livre
Bon
Prix
5,49 €

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4,1
Très bien
10 Évaluations

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Titre
Gli Adelphi - 13: Il giorno del giudizio
Langue
Italien
Éditeur
Adelphi
Publié
1990
Pages
292
ISBN10
8845907627
ISBN13
9788845907623
Séries
Évaluation
4,1 sur 5
Description
La migliore introduzione a Il giorno del giudizio è fornita dallo stesso autore, Salvatore Satta, che descrive una processione di uomini della sua gente, ognuno desideroso di deporre il fardello della propria vita. Le loro parole, cariche di preghiera e ira, si mescolano al vento, mentre l'autore, riflettendo sulle loro esistenze, si sente come un dio ridicolo che li ha convocati nel giorno del giudizio per liberarli dalla memoria. Questo libro è un'opera di ricordi, poiché quasi tutti i personaggi sono morti. Satta, che li ha conosciuti, li recupera dall'album di famiglia, ritratti di una piccola comunità di Nuoro, presentata con ironia attraverso una citazione dal De bello gallico di Giulio Cesare. I personaggi sfilano come figure di una processione dantesca, non solo per essere rivissuti, ma anche per essere giudicati. Tuttavia, il giudizio che Satta offre non è morale, ma quello di uno scrittore che, nonostante il pessimismo, trova nella scrittura il mezzo per liberare i suoi personaggi dalla dimenticanza. Li consegna ai lettori come membri di una famiglia, imperfetti ma amabili, raggiungendo un pubblico internazionale che risuona con la sua narrazione.