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Parlare è considerato il gesto più sovversivo per le donne, e in Italia il linguaggio può essere letale. Questa "morte civile" influisce profondamente, poiché le parole ci escludono da spazi pubblici, professioni e dibattiti. Le ingiustizie quotidiane, alimentate da pregiudizi linguistici, minano la nostra identità. Ogni disuguaglianza di diritti subita dalle donne è sostenuta da un linguaggio che la giustifica. Questo si manifesta quando non ci si rivolge a noi con titoli professionali adeguati, quando il nostro lavoro viene sminuito da domande sulla maternità, o quando il nostro cognome viene omesso. Accade quando ci si sente spiegare ciò che già conosciamo, o quando ci viene detto di "calmarci" o di "sorridere" invece di esprimere le nostre opinioni. Il libro funge da strumento per mettere in luce il legame tra le ingiustizie vissute e le parole che ci circondano. La sua ambizione è che, tra dieci anni, le nuove generazioni possano trovare queste frasi obsolete e sorridere, riconoscendo che non vengono più pronunciate.
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Stai zitta, Anarkikka, Michela Murgia
- Langue
- Année de publication
- 2021
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- Titre
- Stai zitta
- Langue
- Italien
- Auteurs
- Anarkikka, Michela Murgia
- Éditeur
- Einaudi
- Publié
- 2021
- Format
- souple
- Pages
- 128
- ISBN10
- 8806249185
- ISBN13
- 9788806249182
- Séries
- Mots clés
- Nonfiction, Sciences sociales, Histoires vraies, Femmes, Presse d'opinion & Essais, Féminisme, Europe du Sud, Italie, Cadeaux pour les dames, Littérature italienne
- Évaluation
- 4,25 sur 5
- Description
- Parlare è considerato il gesto più sovversivo per le donne, e in Italia il linguaggio può essere letale. Questa "morte civile" influisce profondamente, poiché le parole ci escludono da spazi pubblici, professioni e dibattiti. Le ingiustizie quotidiane, alimentate da pregiudizi linguistici, minano la nostra identità. Ogni disuguaglianza di diritti subita dalle donne è sostenuta da un linguaggio che la giustifica. Questo si manifesta quando non ci si rivolge a noi con titoli professionali adeguati, quando il nostro lavoro viene sminuito da domande sulla maternità, o quando il nostro cognome viene omesso. Accade quando ci si sente spiegare ciò che già conosciamo, o quando ci viene detto di "calmarci" o di "sorridere" invece di esprimere le nostre opinioni. Il libro funge da strumento per mettere in luce il legame tra le ingiustizie vissute e le parole che ci circondano. La sua ambizione è che, tra dieci anni, le nuove generazioni possano trovare queste frasi obsolete e sorridere, riconoscendo che non vengono più pronunciate.


