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Le cose che non ho detto

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«Figlia di un raffinato intellettuale, sindaco di Teheran ai tempi dello scià, poi caduto in disgrazia e imprigionato per quattro anni senza processo, e di una bellissima donna dal difficile carattere che fu parlamentare per qualche tempo, la scrittrice ripercorre quarant'anni di storia privata e pubblica, sempre strettamente connesse, al punto che l'inasprirsi del dissidio familiare sembra quasi avanzare di pari passo con l'incrudelirsi del regime islamico iraniano ... Come per tutti gli esuli, anche volontari, incancellabili sono per lei gli anni di Teheran, gli anni buoni prima dell'arresto del padre e del precipitare degli avvenimenti ... È la vivace città dei bazar che la scrittrice rimpiange, la città dei negozi e dei negozietti, dei bar e delle pasticcerie, dei sarti e delle gelaterie, dei giardini e delle strade piene di gente senza paura, senza velo e senza guardiani della rivoluzione, delle feste nelle case degli amici, delle quotidiane riunioni per il caffè nel salotto dei genitori, delle conversazioni, delle discussioni, della libertà o dell'illusione di libertà che si respirava un tempo, per troppo breve tempo». Isabella Bossi Fedrigotti

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Le cose che non ho detto, Azar Nafisi, Ombretta Giumelli

Langue
Année de publication
2015
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État du livre
Très bon
Prix
12,99 €

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Titre
Le cose che non ho detto
Langue
Italien
Éditeur
Adelphi
Publié
2015
Format
souple
Pages
342
ISBN10
8845930165
ISBN13
9788845930164
Séries
Description
«Figlia di un raffinato intellettuale, sindaco di Teheran ai tempi dello scià, poi caduto in disgrazia e imprigionato per quattro anni senza processo, e di una bellissima donna dal difficile carattere che fu parlamentare per qualche tempo, la scrittrice ripercorre quarant'anni di storia privata e pubblica, sempre strettamente connesse, al punto che l'inasprirsi del dissidio familiare sembra quasi avanzare di pari passo con l'incrudelirsi del regime islamico iraniano ... Come per tutti gli esuli, anche volontari, incancellabili sono per lei gli anni di Teheran, gli anni buoni prima dell'arresto del padre e del precipitare degli avvenimenti ... È la vivace città dei bazar che la scrittrice rimpiange, la città dei negozi e dei negozietti, dei bar e delle pasticcerie, dei sarti e delle gelaterie, dei giardini e delle strade piene di gente senza paura, senza velo e senza guardiani della rivoluzione, delle feste nelle case degli amici, delle quotidiane riunioni per il caffè nel salotto dei genitori, delle conversazioni, delle discussioni, della libertà o dell'illusione di libertà che si respirava un tempo, per troppo breve tempo». Isabella Bossi Fedrigotti