Gli Adelphi: Alla ricerca del predatore alfa. Il mangiatore di uomini nelle giungle della storia e della mente
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«Grandi e terribili belve carnivore hanno da sempre condiviso lo spazio con gli esseri umani. Erano parte del contesto ecologico nel quale si è evoluto Homo sapiens . Erano parte dell’ambiente psicologico nel quale è sorto il nostro senso di identità come specie. Erano parte dei sistemi spirituali da noi inventati per far fronte alle alterne vicende dell’esistenza. I denti e gli artigli, la ferocia e la fame dei grandi predatori erano truci realtà che si potevano eludere ma non dimenticare. Di tanto in tanto un mostruoso carnivoro emergeva come una fatalità da una selva o da un fiume, a uccidere e a cibarsi del cadavere. Era – come oggi gli incidenti d’auto – una sventura consueta, che ogni volta, nonostante la consuetudine, rinnovava il trauma e l’orrore. E comunicava un certo messaggio. Una delle prime forme dell’autoconsapevolezza umana fu la percezione di essere pura e semplice carne». David Quammen
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Gli Adelphi: Alla ricerca del predatore alfa. Il mangiatore di uomini nelle giungle della storia e della mente, David Quammen, Marina Antonielli
- Langue
- Année de publication
- 2020
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- Titre
- Gli Adelphi: Alla ricerca del predatore alfa. Il mangiatore di uomini nelle giungle della storia e della mente
- Langue
- Italien
- Auteurs
- David Quammen, Marina Antonielli
- Éditeur
- Adelphi
- Publié
- 2020
- Format
- souple
- Pages
- 602
- ISBN10
- 8845935035
- ISBN13
- 9788845935039
- Séries
- Mots clés
- La nature, Sciences naturelles, Animaux, Science, Relations, Inde, Observation de la nature, Ours, Roumanie, Tigres
- Titre original
- Monsters of god
- Évaluation
- 3,9 sur 5
- Description
- «Grandi e terribili belve carnivore hanno da sempre condiviso lo spazio con gli esseri umani. Erano parte del contesto ecologico nel quale si è evoluto Homo sapiens . Erano parte dell’ambiente psicologico nel quale è sorto il nostro senso di identità come specie. Erano parte dei sistemi spirituali da noi inventati per far fronte alle alterne vicende dell’esistenza. I denti e gli artigli, la ferocia e la fame dei grandi predatori erano truci realtà che si potevano eludere ma non dimenticare. Di tanto in tanto un mostruoso carnivoro emergeva come una fatalità da una selva o da un fiume, a uccidere e a cibarsi del cadavere. Era – come oggi gli incidenti d’auto – una sventura consueta, che ogni volta, nonostante la consuetudine, rinnovava il trauma e l’orrore. E comunicava un certo messaggio. Una delle prime forme dell’autoconsapevolezza umana fu la percezione di essere pura e semplice carne». David Quammen
